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In un’intervista per il magazine Genova Impresa di Aprile 2021, Alberto Clavarino spiega come nacque Netalia, raccontando gli aneddoti e i primi sforzi nel mondo delle telecomunicazioni aprendosi ad una narrazione intima e sincera.

 

“Oggi appare scontato che tutto sia online, che si usino le app, che tutti si sia sempre connessi. Specie col cellulare o smartphone. Persino troppo. Quando vedo in un ristorante quattro persone a tavola, ognuna “persa” nel proprio mondo virtuale, non mi piace neanche un po’. Ma non è sempre stato così. In un mondo non troppo lontano, nel 1993 – inizi ‘94, ero da poco rientrato nella mia amatissima Genova dopo dieci anni da girovago tra Orlando, Francoforte e Milano, quando iniziai a leggere articoli, sulla stampa americana, che parlavano di Internet.

Mi sembrava vagamente insensato e incominciai a volerne capire di più. Per un caso assurdo, ne parlai con un fornitore, che aveva un amico il cui figlio stava facendo una tesi a Milano su questo argomento.

Il giorno dopo ero a Novara per farmi spiegare che cosa fosse “’sta roba strana” da un ragazzino che oggi è un uomo e con cui sono ancora in contatto, Beppe Baschieri. Beppe stava lavorando con il professor Degli Antoni a Milano e in mezz’ora trasformò la mia curiosità in autentica passione. Gli chiesi se esistessero aziende in Italia che vendessero questo collegamento all’infinito, e mi disse di no. Mi pareva una follia. Gli chiesi di contattare l’unica persona che a suo dire aveva ventilato – senza risposte – l’idea di una forma societaria, e allora si collegò in qualche modo con un tale Joy Marino

In effetti, questo universitario confermò l’interesse. Gli chiesi dove insegnasse, disposto a raggiungerlo a piedi da Trento a Pantelleria, quando rispose, con mia somma sorpresa: a Genova.

Ho incontrato Joy, vero guru di internet ante litteram, qualche giorno dopo. Insieme a lui ricordo tre persone: Nino Boccalatte (per millenni prof di ingegneria) e due giovanotti, Alex Regoli e Alessandro Berni.
In breve tempo fu chiaro che avremmo potuto lavorare insieme: loro conoscevano l’argomento e io pensavo di poterlo raccontare e quindi occuparmi di quella parte che a loro risultava un po’ disgustosa, cioè vendere.

Da quell’incontro, con l’aggiunta immediata di Gianni Signa e del compianto Giuseppe Grasso, nacque, nell’estate del 1994, Itnet, uno dei primi Internet service provider italiani. Un gruppo di amici che hanno lavorato ventre a terra dal 1994 al 1999, anno in cui cedemmo la società a Wind. Sono stati per me certamente gli anni più entusiasmanti della mia vita lavorativa.

Bruciavo auto a 100.000 chilometri l’anno andando come un pazzo su e giù per l’Italia a contrattualizzare nuovi clienti e nuovi partner.
Mi sembrava di essere un esploratore d’oro nel Klondike.
Dopo un primo periodo di incertezza (ricordo una lista fornitami da Joy con 40 clienti “certi” di cui, nel primo anno, non ne portai a casa neppure uno!), il fenomeno internet esplose quando eravamo esattamente al punto giusto al momento giusto.

Anche allora esisteva una battaglia quotidiana contro lo scetticismo del “si è sempre fatto così”; casi incredibili (ricordo bene un’azienda che voleva a tutti i costi continuare a usare il TELEX, neppure il fax), ma anche i casi di successo, vittorie contro tutto  e contro tutti.

La più clamorosa fu l’acquisizione come cliente della Santa Sede, con registrazione del dominio VA e attivazione del primo collegamento Internet del Vaticano. Grazie alla memorabile visione di un’anziana suora conosciuta in modo del tutto casuale, Sister Judith Zoebelein, rimasta poi peranni una grande amica.

Negli ultimi 8 anni, ho ritrovato le pulsioni di quel passato un po’ datato occupandomi con Netalia, società genovese fondata dall’amico di sempre Michele Zunino, della realizzazione di un servizio di public cloud italiano.

Anche questo, come evidentemente è nelle mie corde, “against all odds”, cioè contro una realtà ostile sia in termini di clientela sia in termini di concorrenza. Il “nemico” all’epoca di Itnet fu l’“incumbent” Telecom Italia, a cui non piaceva l’idea che dei piccoli pazzi mettessero in qualche modo in discussione i vecchi schemi.

Oggi, con Netalia, l’avversario è ancora più complesso, perché si tratta di trovare un posto nel mondo ai servizi offerti in concorrenza dai giganti mondiali: Amazon, Google e Microsoft.

Il pensiero che, ancora una volta, un drappello di impavidi, sicuramente un po’ matti ma estremamente motivati, possa essere utile a definire il ruolo di un cloud provider nazionale indipendente, rende la sfida della vita lavorativa particolarmente affascinante.

Specie perché il digitale non è più solo una sfida tecnologica, ma la base di un sistema che lasceremo ai nostri figli, dove il cloud e quello che verrà saranno gli elementi fondanti della società, della cultura e dell’economia. Anche se qualcuno in famiglia – e non solo – consiglierebbe al sottoscritto di dedicarsi al 100% alla pensione.”

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In un’intervista per il magazine Genova Impresa di Aprile 2021, Alberto Clavarino spiega come nacque Netalia, raccontando gli aneddoti e i primi sforzi nel mondo delle telecomunicazioni aprendosi ad una narrazione intima e sincera.

 

“Oggi appare scontato che tutto sia online, che si usino le app, che tutti si sia sempre connessi. Specie col cellulare o smartphone. Persino troppo. Quando vedo in un ristorante quattro persone a tavola, ognuna “persa” nel proprio mondo virtuale, non mi piace neanche un po’. Ma non è sempre stato così. In un mondo non troppo lontano, nel 1993 – inizi ‘94, ero da poco rientrato nella mia amatissima Genova dopo dieci anni da girovago tra Orlando, Francoforte e Milano, quando iniziai a leggere articoli, sulla stampa americana, che parlavano di Internet.

Mi sembrava vagamente insensato e incominciai a volerne capire di più. Per un caso assurdo, ne parlai con un fornitore, che aveva un amico il cui figlio stava facendo una tesi a Milano su questo argomento.

Il giorno dopo ero a Novara per farmi spiegare che cosa fosse “’sta roba strana” da un ragazzino che oggi è un uomo e con cui sono ancora in contatto, Beppe Baschieri. Beppe stava lavorando con il professor Degli Antoni a Milano e in mezz’ora trasformò la mia curiosità in autentica passione. Gli chiesi se esistessero aziende in Italia che vendessero questo collegamento all’infinito, e mi disse di no. Mi pareva una follia. Gli chiesi di contattare l’unica persona che a suo dire aveva ventilato – senza risposte – l’idea di una forma societaria, e allora si collegò in qualche modo con un tale Joy Marino

In effetti, questo universitario confermò l’interesse. Gli chiesi dove insegnasse, disposto a raggiungerlo a piedi da Trento a Pantelleria, quando rispose, con mia somma sorpresa: a Genova.

Ho incontrato Joy, vero guru di internet ante litteram, qualche giorno dopo. Insieme a lui ricordo tre persone: Nino Boccalatte (per millenni prof di ingegneria) e due giovanotti, Alex Regoli e Alessandro Berni.
In breve tempo fu chiaro che avremmo potuto lavorare insieme: loro conoscevano l’argomento e io pensavo di poterlo raccontare e quindi occuparmi di quella parte che a loro risultava un po’ disgustosa, cioè vendere.

Da quell’incontro, con l’aggiunta immediata di Gianni Signa e del compianto Giuseppe Grasso, nacque, nell’estate del 1994, Itnet, uno dei primi Internet service provider italiani. Un gruppo di amici che hanno lavorato ventre a terra dal 1994 al 1999, anno in cui cedemmo la società a Wind. Sono stati per me certamente gli anni più entusiasmanti della mia vita lavorativa.

Bruciavo auto a 100.000 chilometri l’anno andando come un pazzo su e giù per l’Italia a contrattualizzare nuovi clienti e nuovi partner.
Mi sembrava di essere un esploratore d’oro nel Klondike.
Dopo un primo periodo di incertezza (ricordo una lista fornitami da Joy con 40 clienti “certi” di cui, nel primo anno, non ne portai a casa neppure uno!), il fenomeno internet esplose quando eravamo esattamente al punto giusto al momento giusto.

Anche allora esisteva una battaglia quotidiana contro lo scetticismo del “si è sempre fatto così”; casi incredibili (ricordo bene un’azienda che voleva a tutti i costi continuare a usare il TELEX, neppure il fax), ma anche i casi di successo, vittorie contro tutto  e contro tutti.

La più clamorosa fu l’acquisizione come cliente della Santa Sede, con registrazione del dominio VA e attivazione del primo collegamento Internet del Vaticano. Grazie alla memorabile visione di un’anziana suora conosciuta in modo del tutto casuale, Sister Judith Zoebelein, rimasta poi peranni una grande amica.

Negli ultimi 8 anni, ho ritrovato le pulsioni di quel passato un po’ datato occupandomi con Netalia, società genovese fondata dall’amico di sempre Michele Zunino, della realizzazione di un servizio di public cloud italiano.

Anche questo, come evidentemente è nelle mie corde, “against all odds”, cioè contro una realtà ostile sia in termini di clientela sia in termini di concorrenza. Il “nemico” all’epoca di Itnet fu l’“incumbent” Telecom Italia, a cui non piaceva l’idea che dei piccoli pazzi mettessero in qualche modo in discussione i vecchi schemi.

Oggi, con Netalia, l’avversario è ancora più complesso, perché si tratta di trovare un posto nel mondo ai servizi offerti in concorrenza dai giganti mondiali: Amazon, Google e Microsoft.

Il pensiero che, ancora una volta, un drappello di impavidi, sicuramente un po’ matti ma estremamente motivati, possa essere utile a definire il ruolo di un cloud provider nazionale indipendente, rende la sfida della vita lavorativa particolarmente affascinante.

Specie perché il digitale non è più solo una sfida tecnologica, ma la base di un sistema che lasceremo ai nostri figli, dove il cloud e quello che verrà saranno gli elementi fondanti della società, della cultura e dell’economia. Anche se qualcuno in famiglia – e non solo – consiglierebbe al sottoscritto di dedicarsi al 100% alla pensione.”

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