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I fondi stanziati dal PNRR (Missione 6) rappresentano una opportunità unica per favorire la crescita in qualità dei servizi del nostro Servizio Sanitario Nazionale.

Molte difficoltà si frappongono: tempi ridotti, scarsità di risorse preparate nella PA, sovraccarico di adempimenti amministrativi, incertezza del quadro politico.

Inoltre, una frammentazione storica di soluzioni applicative nonché forti diseguaglianze territoriali. A complicare lo scenario un difficile equilibrio Stato-Regioni indotto sia da norme che delegano alle Regioni larghe competenze che da “opportunismi” politici che possono creare attriti nello svolgimento, in tempi stretti, di una serie di progetti a fortissimo impatto sulle organizzazioni sia locali che nazionali. Peraltro situazioni già emerse in periodo di pandemia.

La nostra Sanità soffre anche di altri problemi non strettamente legati al sistema “digitale”: uno per tutti, la carenza di personale medico, che andrà affrontata nel più breve tempo possibile essendo una criticità che potrebbe vanificare larga parte degli investimenti previsti.

Nel pensiero comune, purtroppo ancora, il termine “digitale” evoca strumenti e tecnologie legate alla fisicità di computer, reti e quanto ci gira attorno. Anche se utilizzando i nostri cellulari in verità di “cosa ci stia dietro” ci preoccupiamo poco o niente.

In questa occasione per evitare fallimenti, più o meno parziali, ci si deve focalizzare sui processi ed il loro ridisegno.

I temi ricorrenti di TELEMEDICINA, FSE, Cartella Clinica, Sanità territoriale hanno necessità di un ripensamento globale di ruoli, servizi ed integrazioni.

Quindi evitiamo di pensare alle dotazioni tecnologiche come fossero l’obiettivo ma vediamole come uno strumento.

Il CLOUD, oramai maturo sia sul versante tecnico che quello della compliance normativa,  in questo panorama è elemento portante di una strategia che eviti inutili perdite di tempo ed investimenti senza ritorno sul tecnologico ma che al contrario aiuti a concentrarsi sui servizi verso il paziente.

Non è un caso che la parola d’ordine nazionale “cloud first” accompagni tutta la strategia del nostro Paese nel percorso del PNRR. Il servizio verso il paziente è il nostro obiettivo e la migliore tecnologia lo abilita.

Abbiamo difronte la grande opportunità di realizzare, finalmente,  una vera interoperabilità dei dati in campo sanitario, e di progettare, accanto alla migrazione al cloud, una vera ed efficace strategia nazionale di cyber sicurezza.

Proporre servizi in-cloud consente di ridurre la disparità digitale che affligge gli Enti sanitari e di avviare rapidamente, a costi sostenibili, nuovi servizi. Infatti, scegliendo cloud, tutti i costi e le necessità di infrastruttura (spazi, energia, sicurezza, etc.) sono esternalizzati e pagati in base al consumo (‘pago poco, se consumo poco’).

I sistemi tecnologici e i servizi conseguentemente erogati sono diventati negli anni e stanno diventando sempre più complessi, articolati e dimensionalmente critici. La loro gestione e manutenzione necessita oramai di figure tecniche altamente specializzate e in continua formazione, attività che l’Ente Pubblico stenta sempre di più a seguire anche perché il suo “core business” è, o dovrebbe essere, un altro.

E infine vogliamo ragionare su un vera ed efficace strategia industriale del nostro Paese? Vogliamo, dopo tante occasioni perse, valorizzare risorse professionali e industriali delle quali pure portiamo vanto in altri settori ? non si tratta di becera “autarchia” bensì di volontà, specialmente politica, di voler svolgere autonomamente un ruolo sostenibile a supporto della nostra crescita economica nel comparto IT, che diventerà sempre più strategico nei prossimi anni. Oppure al contrario vogliamo consegnarci mani e piedi all’esterno? Consegnare specialmente il “petrolio” degli anni 2000, ovverosia i nostri dati, fuori dal perimetro del nostro controllo e responsabilità.

……….

…………………………..

 

 

I fondi stanziati dal PNRR (Missione 6) rappresentano una opportunità unica per favorire la crescita in qualità dei servizi del nostro Servizio Sanitario Nazionale.

Molte difficoltà si frappongono: tempi ridotti, scarsità di risorse preparate nella PA, sovraccarico di adempimenti amministrativi, incertezza del quadro politico.

Inoltre, una frammentazione storica di soluzioni applicative nonché forti diseguaglianze territoriali. A complicare lo scenario un difficile equilibrio Stato-Regioni indotto sia da norme che delegano alle Regioni larghe competenze che da “opportunismi” politici che possono creare attriti nello svolgimento, in tempi stretti, di una serie di progetti a fortissimo impatto sulle organizzazioni sia locali che nazionali. Peraltro situazioni già emerse in periodo di pandemia.

La nostra Sanità soffre anche di altri problemi non strettamente legati al sistema “digitale”: uno per tutti, la carenza di personale medico, che andrà affrontata nel più breve tempo possibile essendo una criticità che potrebbe vanificare larga parte degli investimenti previsti.

Nel pensiero comune, purtroppo ancora, il termine “digitale” evoca strumenti e tecnologie legate alla fisicità di computer, reti e quanto ci gira attorno. Anche se utilizzando i nostri cellulari in verità di “cosa ci stia dietro” ci preoccupiamo poco o niente.

In questa occasione per evitare fallimenti, più o meno parziali, ci si deve focalizzare sui processi ed il loro ridisegno.

I temi ricorrenti di TELEMEDICINA, FSE, Cartella Clinica, Sanità territoriale hanno necessità di un ripensamento globale di ruoli, servizi ed integrazioni.

Quindi evitiamo di pensare alle dotazioni tecnologiche come fossero l’obiettivo ma vediamole come uno strumento.

Il CLOUD, oramai maturo sia sul versante tecnico che quello della compliance normativa,  in questo panorama è elemento portante di una strategia che eviti inutili perdite di tempo ed investimenti senza ritorno sul tecnologico ma che al contrario aiuti a concentrarsi sui servizi verso il paziente.

Non è un caso che la parola d’ordine nazionale “cloud first” accompagni tutta la strategia del nostro Paese nel percorso del PNRR. Il servizio verso il paziente è il nostro obiettivo e la migliore tecnologia lo abilita.

Abbiamo difronte la grande opportunità di realizzare, finalmente,  una vera interoperabilità dei dati in campo sanitario, e di progettare, accanto alla migrazione al cloud, una vera ed efficace strategia nazionale di cyber sicurezza.

Proporre servizi in-cloud consente di ridurre la disparità digitale che affligge gli Enti sanitari e di avviare rapidamente, a costi sostenibili, nuovi servizi. Infatti, scegliendo cloud, tutti i costi e le necessità di infrastruttura (spazi, energia, sicurezza, etc.) sono esternalizzati e pagati in base al consumo (‘pago poco, se consumo poco’).

I sistemi tecnologici e i servizi conseguentemente erogati sono diventati negli anni e stanno diventando sempre più complessi, articolati e dimensionalmente critici. La loro gestione e manutenzione necessita oramai di figure tecniche altamente specializzate e in continua formazione, attività che l’Ente Pubblico stenta sempre di più a seguire anche perché il suo “core business” è, o dovrebbe essere, un altro.

E infine vogliamo ragionare su un vera ed efficace strategia industriale del nostro Paese? Vogliamo, dopo tante occasioni perse, valorizzare risorse professionali e industriali delle quali pure portiamo vanto in altri settori ? non si tratta di becera “autarchia” bensì di volontà, specialmente politica, di voler svolgere autonomamente un ruolo sostenibile a supporto della nostra crescita economica nel comparto IT, che diventerà sempre più strategico nei prossimi anni. Oppure al contrario vogliamo consegnarci mani e piedi all’esterno? Consegnare specialmente il “petrolio” degli anni 2000, ovverosia i nostri dati, fuori dal perimetro del nostro controllo e responsabilità.

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